A cura della Redazione

Si apre domani, venerdì 4 aprile 2025, presso l’hotel degli Ulivi di Gragnano, la II Riunione stabiese di diabetologia, un appuntamento scientifico nazionale che mira a fare il punto sulle più recenti sfide della branca con un focus particolare sulle nuove strategie diagnostiche, la prevenzione e il confronto tra ospedale e territorio.

La convention, che proseguirà anche nella giornata di sabato 5 aprile, sarà aperta dai saluti istituzionali del sindaco di Gragnano Nello D’Auria, del direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud Giuseppe Russo, del direttore sanitario Ferdinando Primiano, da Maddalena Di Martino direttore del presidio ospedaliero San Leonardo di Castellammare di Stabia. La riunione è presieduta da Carmine Coppola responsabile della medicina generale dell’ospedale stabiese.

“La II Riunione stabiese di diabetologia - afferma Coppola - intende offrire uno spazio di confronto tra diabetologi, epatologi, internisti, cardiologi, nefrologi ed obesiologi al fine di mettere al centro il paziente. Vuole favorire l’integrazione ospedale-territorio per stratificare sempre meglio la popolazione diabetica e rispondere in maniera più efficace ai bisogni di cura”.

Un approccio olistico alla malattia diabetica è fondamentale perché, in mancanza di un adeguato controllo, comporta complicanze cardiache, renali, epatiche e sistemiche spesso fatali.

“Negli ultimi anni - dice il direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud Giuseppe Russo - si è registrata una crescita esponenziale dell’incidenza a livello globale. In Italia la prevalenza della malattia diabetica è del 6,2%, ma tale dato è destinato a crescere sia per l’insorgenza di nuovi casi, sia per l’allungamento della vita media. Il dato campano e, quindi, del nostro territorio aziendale è peggiore rispetto alla media nazionale, con una prevalenza attestata al 7.5%. Ecco perché siamo fortemente impegnati nelle azioni di prevenzione e nell’implementazione delle strutture a disposizione dei pazienti diabetici”

Oggi è disponibile un ampio arsenale diagnostico e terapeutico per ridurne le conseguenze individuali e sociali. Le potenzialità delle nuove terapie offrono la possibilità di intervenire a vari livelli, garantendo non solo efficacia di tipo clinico, ma anche un profilo di sicurezza cardiorenale sul paziente mai ottenuto prima.